| Artemisia Gentileschi, Vincenzo Accame |
Autore: Saba Sardi Francesco
2007, 86 p., ill.
Editore:Spirali (collana L'arca. Pittura e scrittura)
Prezzo: € 60,00
In questo volume un autore coltissimo affronta Artemisia Gentileschi, le figure mitologiche e realistiche nella pittura secentesca e Vincenzo Accame, la pittura come scrittura nell'arte novecentesca. La prima apprezzata nelle corti reali europee, unica donna accolta dall'Accademia del disegno, capace di colori squillanti e forme piene; il secondo dedito all'arte visuale, autore di "colore come elemento linguistico".
Estratto del libro
Tra il Cinquecento e il Seicento, lo sguardo erudito, essenzialmente maschile, ha voluto collocare, e questo dura da qualche secolo, la Donna nel cliché della femmina necessaria per la sua funzione essenziale di madre, tuttavia pericolosa per la sua imprevedibilità e costretta a ricorrere a espedienti per affermarsi come esistente. Gli stessi di cui si servivano, e più che mai si servono, le minoranze. E sono la ribellione aperta e, più ancora, l'astuzia.
Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia sarebbe pertanto, secondo questa concezione, la risposta allo stupro subito a diciotto anni: la virtuosa tagliatrice di teste, mutilatrice simbolica di membri maschili. Il controstupro, insomma. E per Roland Barthes, pittura come esorcismo, neutralizzazione della violenza con un'altra violenza.
(Francesco Saba Sardi, commento a Giuditta che decapita Oloferne di Artemisia Gentileschi)
Il grande merito di Accame, rispetto ad altri che hanno praticato l'arte visiva, la poesia visiva, è di non essere mai sceso a compromessi con il decorativismo, con il testo-texture, di non essersi rifatto alla produzione di "scritture magiche". Accame è rimasto scaglioso, lontano, distaccato dalla discorsività critica. E in questo risiede la sua attualità, il suo interesse. L'arte infatti non serve a niente. Non appartiene al mondo. Guardo i suoi dipinti, le sue opere su tela o su carta, con la stessa impartecipe partecipazione – senza cioè emozioni estranee – con cui posso contemplare un'opera di Kandinskij o un tchurunga dell'aborigeno australiano. La muraglia-confine, posso dunque non considerarla affatto. È solo un ostacolo.
(Francesco Saba Sardi, Accame)
VINCENZO ACCAME
(Loano, 1932 – Milano, 1999) è stato un poeta, saggista e traduttore italiano.
La sua poetica, sostanzialmente radicata nell’ambito della scrittura, si rivolge alle arti visive in una costante ricerca ed analisi delle possibilità di rapporto tra la parola e l’immagine, e alle relazioni, nella creatività estetica, tra vari tipi di segni. Tale ricerca è anche il tema fondamentale della sua attività di saggista. Fu redattore nel 1964 per la rivista di neoavanguardia Malebolge.
Il volume Anestetica espone in modo compiuto la sua visione dell’arte.
FRANCESCO SABA SARDI
Scrittore poligrafo, traduttore poliglotta e saggista ha viaggiato in vari continenti, dedicandosi anche allo studio delle religioni, sia nelle società "evolute" sia in quelle primitive". Su questi e altri temi ha scritto diversi saggi, uno dei quali, il Grande libro delle religioni, edito per Mondadori, è stato tradotto in cinque lingue.Come scrittore ha pubblicato opere di narrativa per ragazzi, romanzi, e, per Mondadori, un'ampia serie di raccolte di fiabe e storie tradizionali provenienti da varie regioni del mondo.
Ha svolto una vastissima opera di cura editoriale, traduzione e commento di classici della narrativa stranieri da originali provenienti da varie aree linguistiche: inglese, tedesco, spagnolo, francese.
Fonti
http://www.spirali.com
http://it.wikipedia.org
http://www.vincenzoaccame.com/index.html
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