pittori
CIAURRO SALVATORE
SALVATORE CIAURRO
Napoli, 1942

(da "Il Novecento a Napoli fra Arte e Mercato", Napoli, 1998)
Pittore di figura, ritrattista, conoscitore profondo degli aspetti più segreti dell'anatomia, artista colto e ricco di interessi, Salvatore Ciaurro ha legato la propria fortuna a una serie di opere (spesso interi cicli a tema, come nel caso di Yerma), che lo ha consacrato tra i pittori di più sicuro successo.
Le fanciulle ritratte da Salvatore Ciaurro sono colte in un atteggiamento romantico e pensoso, intrise di grazia ed armonia. L'artista dispone il colore con grande perizia e lo consuma ogni oltre limite, togliendo così all'olio la sua lucentezza. Le sue figure sono tra le più raffinate della pittura contemporanea.

 
L'Arte nel sociale (intervista di Giulio Carosone a Salvatore Ciaurro - 2004)
"I luoghi della memoria", è questo il titolo della mostra che, avendo provocato notevole risonanza, ci ha indotto ad intervistare l'artista. Il Maestro ci accoglie nel suo studio di via Simone Martini e subito ci introduce nei segreti e nelle curiosità che hanno ispirato e caratterizzato quest'ultimo ciclo.
 - E' una mostra itinerante. Quando è partita?  -
"Il momento inaugurale è avvenuto nell'ottobre 2003 a Villa Campolieto di Ercolano. Dopo varie tappe espositive, la mostra terminerà a fine anno in una sede ancora da definire."
 - E' un ciclo che ti ha già dato grosse soddisfazioni.  -
"Verissimo! L'aver ricevuto il 10 dicembre scorso a Roma in Campidoglio il premio" Personalità europea 2003" non è qualcosa che capiti tutti i giorni e non nascondo certo di essermi davvero emozionato: l'essere stato l'unico premiato per il settore Pittura mi ha fortemente inorgoglito."
 - Perché i luoghi della memoria e perché più aree tematiche?  -
"Possono apparire più sezioni ma, in realtà, sono lo scorrere della mia vita, nel corso della quale gli anni difficili del dopoguerra, i ricordi fanciulleschi degli anni cinquanta, il viaggiare costantemente, soprattutto, nel bacino mediterraneo, lo studiare con amore numerosi poeti e scrittori portatori di tematiche profondamente sociali, hanno segnato quel mio profondo onirico. Nel mettere istintivamente i colori sulla tela, vengo travolto all'improvviso da ciò che ha caratterizzato e contrappuntato la mia esistenza, siano essi i profumi, le gioie, le sensazioni, i dolori, le emozioni che, così, vanno ad assumere i loro naturali contorni."
 - Il viaggiare riveste per te una importanza fondamentale?  -
"E' proprio attraverso il viaggio che riesco a ricostruire al meglio il mondo visionario fatto di sensazioni ed emozioni perdute del mio tempo andato che ritorna, così, a vivere nel mio presente d'uomo e d'artista."
 - Questi quadri sono eseguiti con una pittura meno descrittiva di quella che ti ha fatto conoscere ed apprezzare dai tuoi estimatori. Perché?  -
"Questo mio nuovo percorso è riferito prevalentemente a ricordi noncronistici, ad atmosfere che fanno parte esclusivamente della sfera dei sentimenti. Questa trasposizione, di per sé, implica rarefazioni e frantumazioni del dato oggettivo; l'atto stesso del pensare non è racchiuso in una immagine unica e nitida ma è soggetto ad una sorta di sovrapposizione di immagini scandite dal trascorrere del tempo."
 - Descrivici il tuo approccio alla tela, come praticamente ti avvicini alla realizzazione di un'opera.  -
"In riferimento alle esperienze tecniche degli ultimi anni, esso è cambiato radicalmente. Mentre prima il mio tentativo era quello di mettere sulla tela il mio mondo oggettivo e circostante, nel pieno rispetto della forme e delle prospettive, oggi l'approccio non è determinato da una idea preconcetta, ma il suggerimento per poter narrare mi viene da un mondo visionario fatto di colori e forme. Un rapporto non predeterminato che mi consente di catturare sensazioni ed emozioni che difficilmente prima avrei potuto concepire. Sono quelle emozioni, appunto, che si rifanno al mio vissuto letterario, all'amore per i viaggi ed al fascino fortissimo che hanno, ancora oggi, i ricordi mitici dell'infanzia."
 - Nell'immediato futuro quali sono le piazze importanti e le gallerie di riferimento che ritieni fondamentali per un arricchimento del tuo percorso artistico? -
"Per un artista del nostro tempo l'auspicio più interessante è certamente quello di poter esporre negli States. Nel mio caso questa opportunità si è concretizzata per l'interesse dimostrato nei confronti del mio lavoro dall'editore e gallerista Victor Forbeas, che ha voluto destinare ad alcune mie produzioni una intera pagina del numero di marzo della prestigiosa rivista d'arte e cultura Fine Art. Nel corso dell' anno, inoltre, nella sua galleria di Manatthan si terrà una mia Personale, per la quale sto già selezionando le opere da esporre."
 - Giusto, Maestro. L'attenzione di una prestigiosa galleria statunitense è, per un artista, ben più di un bel fiore all'occhiello, ma noi aggiungiamo l'augurio certo che presto nella tua Napoli si provveda ad organizzare un' Antologica in una delle sedi espositive di più grosso richiamo. -



(da "Mercato della Pittura Napoletana" - AA.VV. - Cin. Ed. - Napoli, 1978)
Da tempo Salvatore Ciaurro va approfondendo una serie di indagini volte a scandagliare i complessi meccanismi psicologici e le relazioni causali che presiedono ai modi comportamentali. E, di volta involta, la registrazione delle indagini fissa appunti grafici che vogliono essere riferimento ad aspetti diversi ed ulteriori di una iconografia che non si esaurisce in un mero procedimento rappresentativo, ma che proprio nella reiterazione tecnica del segno realizza l'estrinsecazione di un bisogno interiore e tenta l'appagamento di un'ansia spirituale. Spirituale, infatti, è la disposizione di chi si affaccia su quell'abisso sconfinato che è l'animo dell'uomo per cercare, in umiltà, di sondarne le profondità, di cogliere qualche cenno del tempestoso agitarsi delle passioni, di individuare il fatale concatenarsi di anomalie che segnano per la vita, di allietarsi al germinare di sentimenti nei quali gli uomini possano riconoscersi ed amarsi. Necessariamenre, le immagini derivanti da questa ricognizione artistica riflettono la multiforme varietà  - e talvolta la contradizione - dell'oggetto indagato, che è appunto l'animo umano: le unifica, peraltro, il costante livello estetico, che evidenzia in Ciaurro l'assoluta padronanza dei mezzi espressivi, il tocco spiccatamente personale, la felice impostazione tonale, l'eleganza del tratto e, soprattutto, la penetrazione psicologica con la quale il soggetto viene ricreato sulla tela. (R. Schettini)
Oggi Ciaurro, dopo molteplici esperienze di ordine spirituale e stilistico, ha raggiunto felicemente il traguardo della maturità pittorica con un linguaggio carico di accentuazioni modernistiche che si rinvigorisce di volta in volta per via di emozioni plastiche e coloristiche. (C. Barbieri)
La sua arte, dopo essere passata attraverso gli sperimentalismi più avvertiti, ha trovato l'area di espansione della sua vitalità, il suo esito più felice, nell'interpretaziòne squisitamente poetica di volti, che ha fatto di lui uno dei maggiori e più riconosciuti ritrattisti italiani. (M. Garbetta)
Quasi un autoritratto

All'età di undici anni, a casa del mio compagno di banco Lucio Tafuri, dipinsi il mio primo quadro: una natura morta con frutta e brocca. Un signore alto, dalla chioma bianca e fluente, assenti e mi sorrise.
Era il pittore Clemente Tafuri. E' questo, forse, il ricordo più vivido dei miei inizi.
Giovanissimo, intorno ai 15 anni, dividevo il mio tempo tra scuola e "bottega". Si proprio la"bottega"!
Una sorta di sodalizio tra pittori anziani che mi accolsero con benevolenza, forse intuendo che da quella mia passione sarebbe venuto fuori, un giorno, il pittore.
Con entusiasmo, iniziai, dedicandomi alla ritrattistica sotto la guida esperta e sapiente di Nando Maddaloni. Ed insieme al giovane fratello di questi, Rino, imparai il vero "mestiere". Trascorsero alcuni anni in quell'atmosfera un po'irreale, ma per me carica di fascino e creatività. i miei amici pittori ritennero fosse giunto per me di approdare alla vera professione.
Mi presentai a quello che allora era un po' il mercante di tutti: Maresca. Avevo 22 anni, tanta incoscienza e tanta voglia di fare. Dipingevo tematiche di esclusivo gradimento al grande mercato americano, privilegiando comunque la "figura".
Cinque anni di questa esperienza e poi, presso la galleria Schettini, l'incontro con Mario Garbetta. Siamo nei primmi anni 70.

Finalmente la mia prima personale presso la galleria "Il Cenacolo" Di Mario Garbetta e le prime recensioni critiche. Era finito l'incubo del "gusto" americano.
Intanto, mi dedicavo con piu approfondimento alla ricerca di uno "stile" sempre piu congeniale ai miei contenuti, privilegiando il mio grande amore per il disegno.
Nel 1980 l'incontro con il gallerista Raffaele Serio con la cui collaborazione, realizzai varie mostre tra le quali ricordo quella a Milano, presso la galleria "L'Isola", nel 1983.
il critico Carlo Munari presentò in quell'occasione la mostra "Linea figurativa napoletana" e recensi con molta convinzione il mio lavoro. Era il tema ispirato agli acrobati e agli attori, motivo che ancora oggi affronto con lo stesso entusiasmo di allora.
Nel 1983 altre due personali: a Roma, presso la Galleria "Il Leone", e a Bari, alla galleria "Martello d'oro", con testi critici di Carlo Munari, Domenico Rea e Bruno Lucrezi. poi, fino al 1990, una serie di mostre personali e collettive.
Il mondo del teatro , dei ricordi della mia infanzia (memorie degli anni'50) e di alcuni temi letterari costituiscono ancora oggi al nucleo centrale delle mie tematiche.
Interesse fondamentale, per quanto concerne l'aspetto meramente tecnico, è certamente lo studio dell'anatomia artistica in chiave grafico-pittorica, studio che reputo determinante per la mia formazione.
La ricerca tecnica, negli ultimi dieci anni, si è concentrata essenzialmente sul colore nel tentativo di enucleare la parte luminosa e trasparente, attraverso frammenti ed erosioni del colore stesso. Aspetti, questi, descritti in modo esaustivo da Vitaliano Corbi e Nino D'Antonio.
Intanto l'area della mia ricerca si è andata sempre più ampliando, anche per quanto concerne i motivi ispiratori, e quindi il contenuto delle mie opere.
E' maturata cosi la stagione che mi ha visto impegnato in una pittura a cicli, ispirata sia a fenomeni di costume, e comunque di estrema attualità, sia a temi letterari, con i quali ho da sempre un'assidua frequentazione.
Sono nate a questo punto le opere ispirate alla poesia e al teatro di Garcia Lorca: dal Lamento per Ignacio a Yerma. Segue il tema doloroso e inquietante dell'Esodo, legato al destino di popoli transfughi, e la serie di quadri ispirati al Candelaio di Giordano Bruno.
Col nuovo millennio, la mia pittura si è aperta alle seduzioni di Baudelaire, e in particolare ai suoi Fleurs du Mal, cui è dedicato un ciclo di opere.
Ancora nel 2000 il ciclo ispirato a Federico II di Svevia e alla sua corte.
Alla conclusione di ogni ciclo, c'è con me stesso l'impegno a non aprire un altro. Impegno sistematicamente disatteso.
La mia creatività si lascia continuamente sedurre dalle potenzialità della letteratura e della storia e, poichè entrambe sono fonti inesauribili di immagini e contenuti, ogni proposito di eluderle diventa fievole e privo di attrattiva.
I cicli dunque assumono per me un forte significato di vincolo tra il fluire del tempo e le "permanenze della memoria" - citando distrattamente Dali- e divengono cifra riconoscibile del mio cammino artistico.

Novembre, 2001

(fonte: www.marcianoarte.it)